venerdì 21 settembre 2018 - 20:42

Il Breviario di Matvejevic me l’ha consigliato la signora M.

Il mare. Fine. Potrei anche fermarmi qui, ad una sola parola. Quella che magari vi fa pensare a un litorale d’alabastro, con tanto di barche a vela ormeggiate e molte moltissime onde, specialmente se state pensando ad una mattina ventosa in cui non c’è verso di prendere il sole senza impanarvi con la sabbia.
Non posso mica fermarmi qui; nell’articolo precedente mi sono anche fin troppo dilungato, capite allora che non è il caso di tagliare così corto per questo scrivendo solo “Il mare”, punto, e chi si è visto si è visto. Vi racconterò allora di me che vado in Croazia, ad Opatija per la precisione. E di me che parlo con una signora con pochi denti in bocca, proprietaria insieme al marito Jakov di una piccola barca, tanto simile al nostro “gozzo” dalla forma toracica. La signora mi ha parlato delle zuppe di code di rospo, saporitissime, che prepara grazie alla loro imbarcazione scalcinata che ogni mattina salpa per l’alto mare. Poi, non so come, siamo finiti a Matvejevic. Per chi non l’avesse mai sentito: è stato uno scrittore jugoslavo vissuto in Croazia, a Zagabria per la precisione – città dal fascino neogotico – dove è morto l’anno scorso. Quella signora sapeva chi fosse, eccome se lo sapeva. Aveva letto il Breviario mediterraneo e ne aveva fatto una sorta di sua “Torah” personale.

Come vi avevo già detto, con questa rubrica caverò dalla libreria certi romanzi e li farò parlare a voce alta. Stavolta però, il libro non è della mia libreria ma di quella della signora abbaziana. Non mi ha parlato poi così tanto del Breviario, ha detto solo (in un italiano piuttosto incerto) che lo aveva letto con gioia, pensando al suo mare e alla sua gioventù – quando viveva a Volosko con l’odore di pesce sempre nelle narici. Questo mi è bastato per convincermi; e no, non l’odore del pesce. Mentre rimpatriavo, fatta sosta a Padova, non ho resistito e ho acquistato il romanzo dalla Feltrinelli di via S. Francesco. L’ho letto tutto d’un fiato, e ora è parte anche della mia libreria.
Di quella signora mi resta poco, pensate che non ricordo nemmeno il suo nome. Me l’ha detto eh. Mila, Marija, Martina… non lo ricordo proprio, di sicuro iniziava con la lettera M. L’unica cosa che mi riporta a lei, al suo peschereccio e al suo mare è questo romanzo. Alla fine è questo quello che i libri sanno fare meglio: portarti da qualche parte. Sono connettori transoceanici, una sorta di marchingegni teletrasportatori capaci di far uscire di testa molta gente. Sono contento di aver incontrato la signora M. così come di aver letto questo capolavoro firmato “Predrag Matvejevic”.
Sarebbe stupidamente presuntuoso chiamarlo solo “romanzo”. Non è solo questo, è qualcosa di più. È tante cose insieme in verità: una conflagrazione poetica di generi, se proprio devo fare il recensore. È un trattato, un libro d’ore, un midrash e chi ne ha più ne metta. Io e la signora M. ci permettiamo di consigliarvelo.

Ed eccoci dunque a parlare del “mare”. Se ci pensate un attimo non avevo tutti i torti a volermi fermare a questa parola. “Mare” dice già tutto, così come non dice assolutamente nulla. Un po’ come la parola “amore”… l’amore è l’amore, maledizione, non ha mica bisogno di spiegazioni o di aneddoti vissuti chissà dove! La parola “amore” forse vi fa pensare alla vostra prima ragazza che andava pazza per i cetriolini, che ne so; o può farvi pensare al vostro gatto che non fa che dormire sul sofà o ancora a vostra nonna che, quando l’andate a trovare, vi accarezza con la sua mano di madre senza età. Lo stessissimo discorso vale per la parola “mare”. Qualcuno penserà alla fanghiglia di Viareggio (che i fiorentini mi perdonino), altri ad un quadro di Turner, altri ancora a quella-cosa-che-si muove-mentre-sei-steso-a-trasformarti-in-una-barretta-di-cioccolato90%fondente. Vi avevo promesso che avremmo parlato del Presente. Bene, eccovi il Mare: vecchio e moderno, popolare ed intimistico al tempo stesso. La signora M. era invecchiata, ma quel mare era rimasto integro; il tempo coi suoi sberleffi non l’aveva violato. L’obiettivo di Matvejevic, ben calibrato e riuscito devo dire, è stato – prima di ogni altro – proprio questo: dipingere il Mediterraneo come un organismo senza tempo, capace di portare a galla (in qualsiasi momento) vecchie storie e civiltà sepolte. Non solo storie di tempi trapassati, ma anche storie di tutti i giorni… come quelle che la signora M. avrebbe voluto raccontarmi se solo avessimo avuto più tempo a disposizione e se il suo italiano fosse stato più solido.

È bello vedere come Matvejevic declini la parola “Mediterraneo”: civiltà, lingue, porti, arabismi, olivi, religioni, fantasticherie. Devo dirlo, è un libro frutto del Genio. È qualcosa che va oltre il Qualcosa, afferratemi. Mentre leggi c’è della magia allo stato gassoso che ti arriva alla faccia.
A me il mare fa pensare ai profughi oltre ai ricci da marinare nel limone. Sicuramente ve lo aspettavate che tirassi fuori dal cilindro questa questione, era inevitabile. Il Mediterraneo oltre ad essere il fulcro epicentrico di molte culture, è anche un cimitero senza croci. L’Onu ci ha detto che nel 2017 il numero di traversanti morti è stato pari a 2.100. Non vi dirò però cosa penso della questione migranti – l’opinionismo lo lascio ad altre sedi. Solo cultura per voi: il Mediterraneo è da sempre una regione acquatica di prosperità e di sangue. Nel XVI secolo c’erano i corsari a seminare morte, oggi invece vi perdono la vita una miriade di viaggiatori della speranza. Altro che mare quindi… è più una necropoli.

Direi anche basta con la cultura, il mare è anche sinonimo di estate. Ecco, parliamo di cose che ci interessano veramente.  Estate: è la stagione in cui l’esemplare maschio di gorilla depilato si aggira in cerca di belle turiste che più sode di loro c’è solo l’uovo sodo (qui ci sta l’Aria sulla Quarta Corda a mo’ di Superquark). Niente di paranormale suvvia, a parte i gorilla depilati. Ma passiamo oltre, soltanto con un “pizzico” di cultura in più si finisce a parlare del Mogadiscio dove la gente non può starsene in spiaggia tranquilla per colpa del rischio attentati. Avere il mare senza poterne godere a pieno è davvero triste, non trovate?
Che il Breviario di Matvejevic parli del Mare direi che si è capito a questo punto. Non vi aspettate perciò gli intrecci a doppio spago alla Henry James. Bene allora, cosa ci fate ancora qui? Un bel giro nelle anse del Mediterraneo è quel che ci vuole in questa domenica di fine Marzo. Matvejevic per tutti! Aggiungetevi pure una birra “karlovaçko” made in Croatia e il gioco è fatto.

Antonello Mortato

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Antonello Mortato

Responsabile categoria READING per Breakoff.it // scrittore & poeta // ama viaggiare e scrivere e/o scrivere viaggiando // nel tempo libero legge, suona la chitarra e si dà alla vita mondana // obiettivo: navigare in sogni illusoriamente irrealizzabili e trasformarli in realtà.

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