giovedì 15 novembre 2018 - 13:44

Halloween – Recensione

Avete presente alcune automobili uscite negli ultimi anni tipo la nuova Fiat 500 o la nuova Mini? Versioni muscolose e vitaminizzate che rievocano in maniera evidente i modelli degli anni ‘50 in chiave nostalgica nascondendosi dietro l’ottica del richiamo vintage, che ormai più che una moda è un bisogno sociale.

Ecco, l’Halloween del 2018 diretto da David Gordon Green è un po’ questo. Non un brutto film, come non sono spiacevoli le auto sopracitate, ma è un prodotto creato più per convenienza che per aggiungere qualcosa ad una delle saghe horror più amate dal pubblico dei millennials, ripercorrendo gli stessi meccanismi senza allontanarsi dalla classica trama.

Apprezzabile, per certi versi, le scelte cinematografiche degli ultimi tempi in cui si tende a cancellare sequel di dubbio gusto e spesso poco rispettosi delle versioni originali, non considerandone gli avvenimenti accaduti e ricollegandosi direttamente all’originale. Come succederà infatti per saghe come Terminator o Robocop, per esempio, anche quest’ultimo Halloween si lega direttamente all’originale del ’78 cancellando di fatto i vari sequel/remake/reebot più o meno apocrifi degli ultimi quarant’anni. Se da una parte però c’è la creazione di un prodotto più “carpenteriano” e qualitativamente discreto, dall’altra manca il coraggio di indagare l’attualità o di sperimentare nuove vie. Citando il precedente esempio, tra le varie Fiat succedute, siamo passati da modelli quali la Panda degli anni ’80-’90, non certo memorabile per design e qualità, ma quantomeno identità della sua epoca che è riuscita a divenire oltretutto un oggetto di culto nella memoria collettiva.

Nonostante gli avvenimenti si svolgano esattamente a quarant’anni dal precedente episodio non sembra quasi di essere nel 2018. Pochissimi riferimenti contemporanei (un cellulare che finisce nella maionese) ed un’atmosfera ed una scenografia che richiamano continuamente gli anni ’80. Molteplici citazioni che strizzano l’occhio ai fan e poche idee nuove. È carpenteriano ma non è Carpenter. L’Halloween del ’78 era una critica alla middle class americana post Vietnam, al male nascosto sotto il falso perbenismo che si nasconde dietro placide villette e vialetti d’erba finta e Michael Myers è un mostro che uccide secondo una logica catartica del tutto personale ed indecifrabile.

In questa nuova versione non viene approfondito nulla di tutto questo. Myers rimane indecifrabile e la teoria dell’”uomo nero” rimane oscura. In alcuni casi sembra che si voglia affrontare il film approfondendo i caratteri dei vari personaggi, come con i giornalisti che indagano sulla vicenda o il dottor Sartain, medico che si occupa di Michael, che però da possibili elementi caratterizzanti diventano meri personaggi secondari utili a intessere trame superficiali all’interno della storia.

Brava, come sempre, Jamie Lee Curtis, che rappresenta una donna che ha vissuto tutta la vita nella paura, ossessionata da Myers e dalla volontà protettiva verso la figlia e la nipote. Questo aspetto fieramente “girl power” della pellicola risulta interessante mostrando in maniera più evidente la dicotomia tra bene e male, tra forza e volontà, tra morte e nascita.

In conclusione Halloween è un buon film ma senza grandi velleità se non quella di appagare i vecchi ammiratori della serie. Un film conservatore ma tecnicamente ben fatto. Una fotografia realistica ed inquietante, un thriller sobrio che non ricerca facili sobbalzi sulla poltrona ma mantiene la giusta tensione lungo i 104 minuti della sua durata grazie anche alla magnifica colonna sonora di Carpenter.  Con più coraggio e con più introspezione sulla nostra società contemporanea si poteva ottenere un’ottima rinascita della serie. Ma per far questo dovremmo in prima cosa noi, come società, ritrovare la nostra identità attuale senza per forza legarsi a stilemi passati.

 

Alessandro Alberghina

 

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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