mercoledì 21 Agosto 2019 - 12:32

Geostorm – Recensione

Geostorm è scritto e diretto da Dean Devlin, alla sua prima prova da regista in ambito cinematografico. Devlin è stato sceneggiatore e produttore di film catastrofico-fantascientifici come Indipendence Day (il vecchio e il nuovo), Godzilla, Stargate e braccio destro di Roland Emmerich da cui sono evidenti influenze e citazioni stilistiche. Già dal trailer è infatti possibile stabilire il tipo di film e dove si andrà a parare, e da questo punto di vista il film non delude affatto.

Geostorm ricalca tutti i cliché dei disaster movie americani, sia nella trama che nella qualità degli effetti speciali. Tra battute sarcastiche nel momento più critico e buoni sentimenti determinati dalle debolezze umane (siamo eroi ma pur sempre imperfetti) il film rispetta tutti i canoni dei blockbuster ad alto budget.

Si esce dal cinema intrisi di americanità ed è un po’ questa sincerità il suo pregio/difetto più eclatante. È di fatto un “cheesburgerfilm”. Come un McDonald infatti, non puoi mangiarlo sempre, non è di qualità, non ti dà un grande apporto nutritivo, però ogni tanto ti prendi la soddisfazione di mangiarlo. È intrattenimento allo stato puro senza la pretesa di qualcosa di più.

Jake e Max Lawson (Gerard Butler e Jim Sturgess) sono due fratelli con un rapporto travagliato, completamente diversi tra loro. Scienziato, coraggioso e avventuriero ma indisciplinato il primo, politico, ligio al dovere ed affidabile il secondo. Jake ha inventato e dirige il Dutch Boy, una stazione spaziale che regola una rete di satelliti atti a controllare le condizioni climatiche del pianeta Terra per impedire disastri meteorologici che hanno iniziato a colpirla. Come ogni cosa creata dall’uomo però, grazie alla sua indole autolesionista, anche un elemento di salvezza può diventare un’arma in grado di distruggere il pianeta in poche ore.

Il cast è completato da attori del calibro di Andy Garcia ed Ed Harris nei panni del presidente americano e del suo segretario di Stato, oltre ad Abbie Cornish in un tentativo originale di guardia del corpo decisamente sopra le righe.

Fuori dai canoni escono alcuni elementi interessanti. La modalità di risoluzione dei problemi da parte dei due fratelli, chi nello spazio con forza e astuzia, chi sulla Terra con l’intelligenza e sofisticatezza; la coralità multietnica dei vari personaggi (il problema ambientale ci riguarda tutti); l’aspetto giallo-spionistico per trovare il cattivo spietato (non così difficile a dire il vero), che nel panino sopracitato sono quella spezia esotica che ti lascia un po’ piacevolmente sorpreso.

Geostorm è un film attuale che punta l’attenzione sui possibili disastri dovuti al global warming e sulla potenzialità dell’uomo di poterli combattere attraverso il controllo climatico della Terra, argomento caro a molti complottari, anche se in questo caso tutto è fatto alla luce del sole senza però alcun approfondimento sugli aspetti etici riguardo l’intervento dell’uomo sulla natura e politici riguardanti gli aspetti governativi di tale potere.

Soprattutto in America, dove l’avvento di Trump ha di fatto ridicolizzato la salvaguardia dell’ambiente, un film simile può avere effetti positivi riattivando l’attenzione su un problema che, purtroppo, non ha nulla della finzione cinematografica. Un’attenzione però che forse sarà sempre un po’ smorzata dal messaggio di ogni film americano “alla Emmerich o Bay” che si rispetti dove, in fin dei conti, preoccuparsi troppo non serve perché tanto per ogni problema mondiale o universale esisterà sempre un cowboy sarcastico e di buoni sentimenti che, nonostante ogni tipo di osteggiamento, ci salverà.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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