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Frostpunk – Recensione

WINTER HAS COME

 

Per l’ultima stagione di Game of Thrones dovremo aspettare ancora un anno, ma il titolo rende benissimo il gioco che sto per raccontarvi.

 

Lo attendevo con ansia, e questo Frostpunk si è rivelato davvero un gioiellino in tutto e per tutto.

 

Un gestionale? Un society sim? Un survival?

Nessuno, e tutti e tre messi insieme.

 

In Polonia ci hanno preso gusto a fare videogiochi, fatto sta che dopo l’abnorme successo di Cd Pojekt, anche 11bit sta avendo il suo momento di gloria.

Già con This War of Mine, lo studio polacco si era preso un bel palcoscenico, ma con Frostpunk si è voluti andare ancora più avanti.

 

 

Ci troviamo nel 1800 circa e il clima come lo conosciamo non esiste più. Il mondo è stato investito da una nuova glaciazione e prima che le speranze diventassero nulle, i londinesi si sono mossi verso i ricchissimi giacimenti di carbone artici dove hanno costruito una serie di reattori termici per far sopravvivere nuove città al riparo dal gelo. Molte altre nazioni hanno seguito l’esempio, ma solo gli ex cittadini della capitale britannica sono riusciti nel loro intento.

 

In Frostpunk siamo soli. Soli. Completamente soli.

 

L’ultima colonia del mondo è la nostra, il resto è tutto ghiaccio e morte. Le uniche speranze sono appese al nostro generatore e alla città che dovremo costruirci intorno e che dovrà essere mantenuta ben calda per poter sopravvivere.

Il calore, ma anche il cibo ed un buon livello sanitario saranno i fattori che andranno ad influire sui due principali indicatori del gioco: la speranza e il malcontento.

 

Una città felice, con la pancia piena e rispettosa delle leggi e del lavoro, sarà una città che riuscirà a sopravvivere alle temperature impossibili del nord, mentre invece alti livelli di malcontento o la perdita della speranza, oppure l’esaurimento delle scorte di carbone, equivarranno al game over con la conseguente morte di tutti i cittadini della colonia.

 

Dovremo quindi costruire la nostra città attorno al generatore e rifornirla costantemente di tutto quello che riusciremo ad accantonare per sopravvivere un determinato tot di giorni, stando sempre attenti al termometro e dando più o meno energia al generatore per non far morire di freddo la nostra popolazione.

Potremo anche organizzare spedizioni al di fuori del nostro cratere, alla ricerca di sopravvissuti, risorse e luoghi sperduti che potranno nascondere insidie o ricche ricompense.

 

Come detto quindi parliamo di un city builder e di un survival allo stesso tempo, in più la presenza di decisioni morali molto marcate rende Frostpunk anche un perfetto simulatore societario.

Arrivati ad un certo punto della partita infatti, dovremo prendere una decisione incredibilmente drastica seguire due vie distinte con bonus e malus annessi.

 

Diciamolo subito: non potremo salvare tutti.

Sarà praticamente impossibile avere una colonia felice e spensierata. Il freddo è il nemico maggiore, ma anche il malcontento della società potrebbe portare a furti o atti di vandalismo. Inoltre ogni struttura necessita ovviamente lavoratori, che se perderanno la speranza smetteranno di accumulare risorse rimanendo inermi contro la tempesta.

 

Sta a noi portare avanti al meglio possibile la nostra colonia.

Una colonia che anche visivamente è un gioiellino steampunk con costruzioni di epoca vittoriana ed un generatore che a seconda della potenza erogata sbufferà ed emetterà suoni metallici che ci faranno mandare subito un occhio alla potenza erogata, al consumo di carbone e al rischio rottura.

 

Un gioco assolutamente non facile, ma bellissimo ed estremamente consigliato!

 

Denny Calamai

 

 

About The Author

Denny Calamai

Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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