mercoledì 25 aprile 2018 - 03:50

Flatlandia – Recensione

 

Quando la prima frase che ci balza in mente dopo aver terminato un romanzo è :“Perché non mi sono decisa a leggerlo prima?”, ci rendiamo subito conto di essere davanti a qualcosa di grandioso; soprattutto se stiamo parlando di uno dei racconti classici della fantascienza scritto ormai più di un secolo fa. “Flatlandia” è un volumetto di poco più di un centinaio di pagine in cui Edwin Abbott è riuscito a concentrare, con uno stile ironico e irriverente, alcune delle tematiche cardine della vita umana. Siamo nella Flatlandia, cioè il paese del piano, dove tutto ciò che incontriamo, persone comprese, è bidimensionale e perciò irrimediabilmente piatto. Gli esseri umani che vivono in questo bizzarro mondo sono figure geometriche rigorosamente chiuse in vere e proprie caste: i Triangoli, cioè i semplici operai o soldati, i Quadrati, medici o avvocati, i Poligoni, cioè i nobili, e infine i Cerchi che ricoprono le più alte cariche. Da questa rigidissima scala gerarchica sono del tutto escluse le donne che non rivestono alcun ruolo sociale di rilievo e sono quindi delle mere Rette, quasi del tutto invisibili fra l’altro, poiché ricordiamoci di essere in un mondo bidimensionale.
A questa, già di per sé bizzarra situazione, si aggiunge poi il fatto che Flatlandia è un paese in cui vige un governo tirannico e dispotico portato avanti solo dalle figure geometriche più potenti che sono riuscite a mantenere il loro potere assoluto grazie a delle rigidissime, e direi anche alquanto comiche, regole sociali.
Tutto sembra procedere tranquillo e sereno a Flatlandia, fino a quando una misteriosa figura tridimensionale, una Sfera, non giunge a sconvolgere i delicati equilibri formatisi. Anche di fronte all’evidenza, i potenti di Flatlandia continueranno a negare l’ esistenza di un mondo diverso e soprattutto migliore dal loro, ricorrendo così all’unica arma a loro disponibile, la violenza. Risulta subito evidente come Abbott sia riuscito brillantemente a ricreare, in chiave satirica, tutti quegli atteggiamenti ignoranti e ottusi tipici del genere umano, riuscendo in modo implicito ad abbracciare un grandissimo numero di tematiche e argomenti fra loro molto diversi. Il lettore si muove nel testo con occhio critico riconoscendosi molto spesso negli atteggiamenti, ovviamente drammatizzati fino all’eccesso, di molti personaggi. La xenofobia, la tirannia, l’oscurantismo, la disumanizzazione del genere femminile, sono solo alcuni degli argomenti che possiamo trovare all’interno di questo breve racconto che riesce, in chiave ironica e mordace, a dipingere perfettamente il ritratto della follia umana.

Chiara Martini

 

About The Author

Chiara Martini

Lettrice accanita e onnivora // Accumulatrice seriale di libri // Laureata in Lettere Moderne // Se non leggo scrivo, se non scrivo parlo di libri // Il romanzo è per me forma artistica senza eguali

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