lunedì 18 20 Novembre19 - 01:20

Select your Top Menu from wp menus

Far Cry 5 – Recensione

PREGHIERE & PALLOTTOLE

E siamo arrivati a cinque.

Per la quinta volta ci ritroviamo soli, sperduti e braccati dal cattivone di turno. Perché Far Cry è sempre stato questo: una caccia all’uomo continua in un ambiente inospitale che piano piano riusciamo a plasmare, raccogliendo risorse, scoprendo luoghi nascosti e preparando imboscate fino all’obiettivo ultimo: vendetta/rivalsa e tirarci fuori dai guai.

Siamo dunque arrivati alla quinta declinazione del titolo Ubisoft che mantiene tutto sommato inalterate tutte le argomentazioni di cui sopra, ma che cambia drasticamente in quanto ad ambientazione.

A partire infatti dall’ottimo Far Cry 3, ci siamo allontanati dalle isole tropicali, passando per le lande innevate dello splendido Kyrat del quarto capitolo, con una parentesi preistorica estremamente mal riuscita, giungendo ora nel tranquillo nord america, in Montana per l’esattezza.

Montana, terra dalle ampie valli, dai boschi rigogliosi e pieni di vita, dalle cittadine tranquille, dalla… religione un po’ troppo spinta?

Si. A questa girata, Far Cry fa pesantemente leva sul fanatismo religioso per creare uno dei cattivi più riusciti dell’intera saga.

Hope County (un nome un perché) è infatti preda di Joseph Seed, padre spirituale di una setta di pazzi fissati con torture e benedizioni. Ai non credenti o non troppo devoti vengono riservati trattamenti tutt’altro che principeschi.

Tocca a noi quindi dare una mano allo sceriffo della città per riprenderci palmo a palmo tutta la regione che vive sotto l’egida degli scagnozzi di Seed.

Ogni qualvolta che riusciremo in una missione, che libereremo ostaggi o porteremo a termine incarichi di vario genere, l’indicatore di ribellione salirà fino al livello massimo, che andrà a segnare la riconquista dell’intera area da parte dei cittadini di Hope County.

Nella nostra impresa non saremo soli e potremo reclutare amici umani o compagni animali (come successo a Primal) per darci una mano contro i nemici. Ogni bot che ci porteremo appresso avrà le sue capacità e le sue abilità uniche che lo faranno eccellere nei combattimenti in mischia, stealth o bilanciati.

Lo stile di gioco è totalmente a nostro piacimento e potremo entrare ad armi spianate in ogni dove oppure agire in punta di piedi alla Splinter Cell e prediligere manovre meno chiassose.

Buono il feeling con armi e proiettili, anche gli assalti all’arma bianca offrono una buona resa sia in termini di realismo che divertimento.

I veicoli, come nei precedenti capitoli, sono tanti e di tantissimi tipi: guida rigorosamente arcade, ma spassosa e mai scontata.

Dove eccelle Far Cry 5 è sicuramente nelle ambientazioni e nella grafica. Il Montana di Ubisoft è veramente una gioia per gli occhi e la resa visiva è veramente stupefacente.

Dove invece si sente qualche scricchiolio è quando si parla della trama. Intendiamoci, non stiamo parlando di un gioco noioso e i personaggi sono veramente ben scritti, tuttavia l’eccezionale libertà di approcci e situazioni, unita alla grandezza della mappa, tendono un po’ a slegare la storia che si riprende solo in alcune cut scenes che tirano le fila del discorso.

In definitiva: stiamo sempre parlando di Far Cry: un gioco chiassone e divertente senza troppe pretese, tuttavia, esattamente come per Assassin’s Creed Origins, l’anno di pausa della serie ha giocato tantissimo al prodotto finale.

Brava Ubisoft!

 

Denny Calamai

About The Author

Denny Calamai

Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close