sabato 16 dicembre 2017 - 04:34

Eddie Vedder @ Firenze Rocks – Recensione

Visarno Arena, Firenze.

 

Tra le note appena sussurrate di “Tuolumne” sta per entrare in scena una delle icone grunge più amate dal pubblico rock, Eddie Vedder.

 

Una scenografia essenziale: due valigie aperte di lato che hanno tutta l’aria di essere piene di ricordi, una sedia al centro, un mangianastri, un organo sullo sfondo, due chitarre e lui, l’ukulele. Sullo sfondo, centinaia di lampadine impercettibili che, nel buio del palcoscenico, danno un senso d’infinito.

 

Sono cinquantamila le persone  che stasera, 24 giugno, assistono allo show, in silenzio quasi a non voler perdere nemmeno una vibrazione della voce del leader dei Pearl Jam, che quest’anno ha intrapreso un tour europeo da solista affiancato dall’amico e collega irlandese Glen Hansard. È infatti quest’ultimo ad aver aperto per Eddie, proponendo un set di un’ora e mezzo in un misto di ritmi soul e rock, apprezzatissimi da tutto il pubblico presente.

 

Durante la giornata, sul palco anche Eva Pevarello e Samuel, leader dei Subsonica, chiamato in zona Cesarini a sostituire i “The Cramberries”, annullati ad una settimana dallo show per problemi di salute della cantante Dolores O’Riordan.

 

foto di Prandoni/Di Vincenzo per Firenze Rocks

Sono le 22.35, i fuochi di San Giovanni sono appena terminati, calano le luci. Si comincia. Tensione a mille, Eddie è ancora invisibile quando la sua chitarra elettrica intona le prime note di “Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town”, classicone firmato Pearl Jam dall’album “Vs.”, anno 1993.

 

In un attimo si scatena il delirio. La voce è profonda e inconfondibile, bastano pochi minuti ed il sogno di molti prende vita. Sul primo brano Eddie ringrazia il pubblico, ha preparato un foglietto per potersi rivolgere a tutti in italiano. Ci fa capire che questo è il concerto da solista più grande che abbia mai fatto, un’emozione per lui stesso oltre che per i tantissimi che non gli tolgono gli occhi di dosso.

 

Sforando il coprifuoco (previsto per mezzanotte e mezza), terrà il palco per due ore e mezzo tra improvvisazioni, brindisi al patrono fiorentino e momenti di assoluta commozione.

 

San Giovanni”, dice, “il patrono di questa città. Le iniziali sono S.G, come quelle di Soundgarden”. Per chi come me ama tutto il panorama grunge degli anni ’90, quelle lettere bruciano immediatamente sulla pelle. È arrivato il momento dell’omaggio al collega e amico di una vita, Chris Cornell, scomparso improvvisamente il 18 maggio scorso a Detroit.

E così si passa da brani tratti dall’album solista “Into the Wild”, ad altri più famosi dei P.J, tra cui “Wishlist”, “Sometimes”e “I Am Mine”.

 

E poi arriva lei: Black. A parer mio il momento più intenso e commovente dell’intero concerto. La canzone è uno scambio continuo di voci tra il pubblico e Vedder. Sette minuti di crampi allo stomaco e quel “came back” improvvisato, appena prima della fine, sussurrato tra le lacrime stesse del cantante, ha reso quel momento “il momento” perfetto.

 

 

Non sono mancate all’appello nemmeno le cover: dalla leggera “Trouble” di Cat Stevens, all’imponente “Comfortably Numb” dei Pink Floyd eseguita all’organo, all’energica “Rockin’ in the free world” di Neil Young.

 

Ma perché è stato definito da tutti come il concerto della vita? Vogliamo dare credito a questa leggenda vivente oppure no? Io credo proprio di sì. Vi immaginate un Eddie Vedder che canta “Imagine” di John Lennon di fronte a cinquantamila anime che oscillano nel buio con il flash del proprio cellulare acceso, e una stella cadente che attraversa il cielo dietro al palco, un secondo dopo la fine della canzone? Not bad.

 

E dopo le schitarrate infinite insieme a Glen, chiamato sul palco per accompagnare Vedder – fra plettrate velocissime e armonizzazioni da far invidia ai Mumford & Sons! – il concerto si conclude con un’altisonante “Hard Sun”, in un clima quasi confidenziale, dove il sentimento è quello di abbracciarsi tutti e cantare fino a perdere la voce.

 

È proprio il caso di dirlo: one man, one show.

 

 

Sara Frosini

 

PS: leggete qui i nostri racconti delle altre performance del Firenze Rocks! (Aerosmith, Placebo, System of a Down, Prophets of Rage)

 

About The Author

Breakoff

Breakoff.it è il web magazine aperto a chiunque voglia contribuire tramite la produzione di articoli e video: una community in costante evoluzione.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close