venerdì 22 giugno 2018 - 20:49

Dieci dicembre – Recensione

Dovreste leggere Saunders. Appuntatevelo da qualche parte questo nome. Iniziate magari dalla raccolta di racconti Dieci dicembre, vi farà sentire avvolti da una calda coperta di pietà e conforto. Forse vi balzerebbe all’occhio cosa vuol dire gentilezza, sconfinata tenerezza che germoglia dopo l’urto più terribile, dopo il dolore più grande. Le storie presentate in questa raccolta necessitano di tanta cura e di molta empatia per essere sopportate, ma tutto lo sforzo vale.
La fatica di questo autore e saggista statunitense, condensata in poco più di duecento pagine e pubblicata da Minimum Fax, restituisce la misura di quanto l’autore sia abilissimo nell’arte delle short stories; vuoi per la composizione del corpus narrativo, decisamente innovativo soprattutto nello scambio dialogico, vuoi per le argomentazioni che lo impegnano.

 

 

Questo parco giochi avveniristico dello scrittore di Pastoralia è davvero variegato. Come una giostra su cui ci si diverte davvero poco, passano in fretta le storie più incredibili e surreali di personaggi “fessi e inadeguati” che trattengono poco della loro vita, solo la materia essenziale delle cose che alla fine è sempre insoddisfacente per il bisogno.
Saunders straparla in maniera immaginifica del fallimento delle generazioni, quasi interamente dovuto ai capricci dell’economia e a dei cambiamenti estremi. I concetti di classismo e separatismo di classi sono sintetizzabili in “Possiedo dunque sono”. Nel commovente “Le Ragazze Semplica” ad esempio, delle giovani moldave, somale, filippine, nella visione di Saunders si trasformano in orpelli da giardino, nonché in oggetti da decoro, pur di sfuggire alla miseria. È una gara a chi fallisce meglio. Tra necessità e urgenza, la storia tratta anche il desiderio di riscatto di un padre di famiglia provinciale che per quanto si sforzi di restare in superficie, competendo anche con i vicini nel tentitivo di dimostrare loro di non valere meno, non fa che deludere. La sua voce estremamente lacrimevole e grezza, quella di un padre addolorato dalla propria incapacità di far fronte ai bisogni della sua adorata bambina, stride con una realtà risicata, arrangiata e piena di buchi.
In “Fuga dall’Aracnotesta” si parla addirittura di brevettare farmaci che inducono emozioni e sentimenti, stati d’animo ridotti ai minimi termini e si allude a protocolli ben precisi. Non c’è rivalsa in questo mondo affamato che fagocita e tritura le felicità, forse solo preghiere e un senso di pietà diffusa che cerca di muovere a compassione. Nel cercare di trovare il nesso nel vario assortimento di umanità che ci presenta l’autore, si finisce inevitabilmente per restare indietro, ultimi tra gli ultimi, proprio come quei protagonisti privati della dimensione del volo. Insomma, leggere Saunders fa capire che la miseria umana non è mai più profonda del senso di fratellanza di cui è capace l’uomo.

Luca Calò

 

L’immagine di copertina è stata presa e riadattata, l’autore è David Crosby.

About The Author

Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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