domenica 19 agosto 2018 - 16:01

Dentro soffia il vento – Recensione

                                                  

A tratti mistico ed evocativo, a tratti lento ed incespicante. Ma nel complesso, quella di Francesca Diotallevi con “Dentro soffia il vento” risulta una prova di narrativa piuttosto piacevole; ragione per cui è risultato il romanzo vincitore della Sezione Giovani del «Premio Neri Pozza – Fondazione Pini – Circolo dei Lettori». Una chicca, in pratica. Tuttavia, suo malgrado, l’opera della scrittrice milanese non toglie e non aggiunge nulla al filone di genere a cui appartiene.

Il borgo di Saint Rhémy è un gruppetto di case adagiate su una avvallamento tra le montagne della Valle d’Aosta, abitato da infaticabili lavoratori, devoti, dediti a una vita di preghiera. Questo però non fa di loro uomini e donne privi di pregiudizi e meno superstiziosi.
Tra le reviviscenze della Grande Guerra, che toglie e restituisce a modo suo, si dipana la storia di un amore tormentato e difficile: quello tra Fiamma, una “strega” dai capelli rossi che vive in solitudine tra le ombre fitte del bosco, vilipesa dagli abitanti del borgo, e Yann, il fratello zoppo di Raphaël Rosset. Le loro vite spigolose e ruvide finiscono inevitabilmente per collidere con i segreti di una comunità chiusa dentro se stessa, che vive all’ombra delle montagne e ne subisce l’influenza. Una storia che cattura più per le capacità narrative della giovane autrice, che fa dei boschi e dei paesaggi montani innevati delle incantate cartoline, che per l’intreccio vero e proprio.

L’evocazione dei luoghi, tratteggiati con pennellate sapienti e attraverso l’uso controllato di una parola a volte lenta e raramente sovrabbondante, crea lo spleen giusto con cui aderire al senso ultimo della narrazione. Di contro, è la trama che fa da scenario al racconto e non brilla certo per innovazione – piuttosto pare l’eco lontano di un romanticismo del dopoguerra rimasticato e un po’ scaduto -. Qualcuno potrebbe storcere il naso, abituato magari ad un sentimentalismo più lavorato e meno intuibile ma altri potrebbero apprezzare, forse per lo stesso motivo per cui a lungo andare ci diviene simpatico un cugino lontano che vediamo di rado; questione di familiarità, credo.
Tutti i personaggi del romanzo sembrano guardarsi attraverso l’acqua di una cascata limpidissima. Appaiono così come sono, per propria indole, e questo non crea inganno, non disturba l’aspettativa, anzi la nutre in un modo nuovo. Nonostante la prevedibilità delle scene, tutto risulta godibile; perfino l’ovvietà, davanti alla piacevolezza del narrato, fa sorridere e scivola un passo indietro. Dunque la scrittura della Diotallevi, fluida ed evocativa, lascia ben sperare che, su campi e lunghezze differenti, possa dare lo sprint giusto e far nascere qualcosa di realmente notevole.

“Dentro soffia il vento” resta comunque un buon banco di prova per un autrice che non è certo nuova al mondo editoriale. Ricordiamo che tra le sue opere figurano Le stanze buie (Mursia Editore), Amedeo, je t’aime (Mondadori Electa) e il racconto pubblicato in e-book, prequel di Dentro soffia il vento, intitolato Le Grand Diable (Neri Pozza).

Luca Calò

L’immagine di copertina è stata presa e riadattata, il sito di provenienza è “Il piacere della lettura”.

About The Author

Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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