domenica 19 agosto 2018 - 16:04

Deadpool 2 – Recensione

Difficilmente nelle saghe cinematografiche il sequel riesce a superare il film originale, sia per qualità che per profondità della trama, ma in questo caso abbiamo un’eccezione. La regia di Leitch (Atomica bionda e John Wick) è più matura di quella di Miller e la raffica di battute, geniali e politicamente scorrette, sono di un livello più alto oltre ad essere presenti senza soluzione di continuità.

Una comicità volgare e irriverente che si rifà più alla qualità della stand up comedy americana piuttosto che a quella di film come American Pie o delle più recenti parodie demenziali stile 3ciento, ovviamente con riferimenti meno politici di quella dei vari Hick, Carlin o Rock ma con la stessa durezza e imprevedibilità. Una comicità che a tratti sovrasta la storia che diventa una debole struttura (soprattutto nella parte finale) sulla quale inserire una battuta dopo l’altra. In questo senso, l’inserimento dei Ryan Reynolds tra gli sceneggiatori, ha dato un contributo importante rispetto al primo film che aveva anche l’onere obbligato di spiegare la nascita del mercenario chiacchierone.

Sfondamenti della quarta parete (il protagonista parla direttamente con lo spettatore), riferimenti agli universi Dc e Marvel, titoli di testa assurdi, giudizi sul film in atto, fanno di Deadpool una pellicola senza alcuna regola, senza una sintassi di riferimento, dove quindi qualunque tipo ci critica perde ogni valore in quanto già criticata dallo stesso protagonista con un’autoironia sorprendente che ha il suo punto più alto nelle due scene dopo i titoli di coda. Anche aspetti tecnici come la colonna sonora si adeguano allo stile sfacciato del film (il cd in vendita è etichettato come non adatto ai minori) alla quale vengono alternate canzoni pop che diventano parte intrinseca della storia, enfatizzando lo sketch o facendone direttamente parte, sfondando essa stessa la quarta parete ma stavolta al contrario.

La storia, nonostante alcune velleità apprezzabili di darle anche uno spessore morale, è abbastanza in linea con le tipiche dinamiche dei film di supereroi; viste le volontà suicide di Deadpool a causa di un forte dolore, viene arruolato da Colosso, nel tentativo di aiutarlo, tra gli X-Men. Si ritroverà a dover aiutare il giovane mutante cicciottello Firefist che vuole vendicarsi contro il cinico direttore dell’orfanotrofio per mutanti dove ha vissuto. Deadpool non sa il perché ma sa che dovrà aiutarlo per evitare che in futuro possa accadere qualcosa di ancora più terribile. Metterà insieme l’X-Force tramite provini (probabilmente una delle scene più epiche del film) con la quale combatterà il nemico finale dopo una serie di scontri mozzafiato sia per l’adrenalina che per le risate.

Tra commedia e avventura, tra demenziale ed elementi gore, tra sentimentale e fantascienza, Deadpool 2 è fondamentalmente la parodia di se stesso. Il suo superpotere, oltre all’immortalità, è l’essere un meraviglioso cazzaro. L’essere cazzaro ti permette di fare un po’ tutto e il contrario di tutto, diversamente da altri eroi per i quali vigono regole morali o di minimo rispetto della fisica e della scienza sulla quale è improntato il fumetto. Deadpool fa invece un po’ quel che cavolo gli pare lasciando lo spettatore interdetto, abituato al meccanismo delle altre rappresentazioni dei supereroi al cinema, rompendo ogni schema.

In conclusione, il secondo film sull’antieroe buono dei fumetti, è uno spettacolo di adrenalina e risate. Un po’ Kick-ass, un po’ Robin Hood – Un uomo in calzamaglia, in alcuni momenti riesce a tirare fuori elementi sentimentali antiretorici interessanti. Il percorso del protagonista, nella sua esasperazione, è quello di ognuno di noi con le nostre paure e i momenti in cui si vorrebbe buttare tutto via. La volontà di reagire, di espiare le proprie colpe, di trovare le forze per accettare un presente che diamo troppo per scontato. Trame e sottotrame che si intessano sempre senza mai scendere nel buonismo artificioso e stucchevole tipico di alcune commedie americane. Insomma c’è un po’ di tutto, come quando si chiede il “kebab completo”, ma il motivo principale per andare a vedere Deadpool 2 rimarrà quello di uscire dalla sala con le lacrime agli occhi per un divertimento con battute di un livello ormai raro.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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