martedì 17 ottobre 2017 - 22:33

breitling replica

Darkest Dungeon: The Crimson Court – Recensione

 

ANCORA PIU’ CATTIVO

 

C’è un qualcosa di estremamente masochistico che spinge i giocatori verso imprese che sanno di non poter portare a termine…

 

…di non poter portare a termine e, per giunta imprese che finiranno quasi sicuramente per mettere a rischio un’intera campagna.

 

Negli studi di Red Hook si è lavorato proprio per soddisfare questo strano gusto degli hardcore gamers.

Quando si parla di difficoltà nei videogiochi tutti vanno subito a pensare a Dark Souls, ma in verità è Darkest Dungeon che detiene lo scettro.

 

Una grafica più da acquerello che da videogioco.

Un dungeon crawler semplice e bidimensionale.

Un roguelike tanto spietato quanto crudele.

 

All’inizio di ogni partita, subito dopo i titoli, Darkest Dungeon mette subito in chiaro i toni che prenderà l’avventura.

 

 

I salvataggi sono automatici ed irreversibili, non si può fuggire dal dungeon pena 4 pesantissimi malus, la morte di un personaggio è permanente.

Non ci sono tutorial e le spiegazioni sono ridotte all’osso: spetta al videogiocatore capire come e cosa fare per non morire.

Già di per sé quindi, Darkest Dungeon è un gioco quasi impossibile da portare a termine, ma con l’espansione The Crimson Court, il livello viene acuito ancora di più.

Non se ne sentiva minimamente la mancanza, ma nella landa desolata di Hamlet sono giunti anche i vampiri.

 

Tutto il dlc ruota attorno ad una nuova pesante e morbosa cortina rosso sangue che colpirà i nostri avventurieri in tutta la sua furia.

I vampiri si presenteranno nelle nuove mappe dalle tinte grigie e rosse, nelle più svariate forme: zanzaroni assetati di sangue, mostri emofagi, loschi figuri e chi più ne ha più ne metta. Di fatto procedendo nell’avventura si capisce subito che c’è qualcosa di ben più pericoloso ed oscuro che sta agendo nell’ombra.

 

La Maledizione Cremisi infatti sarà la vera protagonista di questo dlc, e colpirà i nostri avventurieri rendendo le vicende davvero drammatiche.

 

 

A differenza dello stress che già è molto difficile da debellare, la maledizione colpirà e si diffonderà fra i nostri avventurieri rendendoli poco a poco dei mostri assetati di sangue che non esiteranno a mangiarsi l’un con l’altro se portati in missione. Le fiale di sangue, utili a tenere a bada gli effetti del morbo sono tanto rare e tanto complesse da trovare, e se pensate che la nuova classe del Flagellatore possa essere un respiro di sollievo vi sbagliate.

 

Quando un avventuriero è ammorbato, è quasi certo che la sua esistenza sia compromessa: meglio toglierlo subito dal roster prima di complicare maggiormente le cose.

 

I nuovi edifici che possono essere potenziati e questa nuova classe sono soltanto uno zuccherino con retrogusto amaro che lasciano invariata la difficoltà del gioco.

 

Se siete quindi alle prime armi, questo dlc non fa per voi: servono ore ed ore del precedente Darkest Dungeon per capire, o quantomeno sopportare, l’indecenza e la difficoltà di questa espansione.

 

La soddisfazione che si prova nel portare a termine la missione è enorme, ma richiede pazienza, pianificazione ed una sequela infinita di bestemmie.

 

Giocatore avvisato…

 

Denny Calamai

About The Author

Denny Calamai

Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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