giovedì 23 Maggio 2019 - 20:32

Corrispondenze intellettuali e bucce di patata

Questa volta è stata più dura trovare un romanzo di cui parlarvi visto che quelli che farciscono la mia libreria sono ormai diventati troppi.
Direte cosa c’entrano le bucce di patata con le corrispondenze intellettuali. Un tubero, per l’appunto. Eppure il nodo di congiunzione fra le due cose è grande quanto un aeronave, a patto che lo si guardi in relazione al romanzo di cui vi sto per dire.
Il titolo è Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey ed è stato scritto a quattro mani da due scrittrici americane, Mary Ann Shaffer ed Annie Barrows. Ora vi sarà di sicuro tutto più chiaro. Premetto che una torta di bucce di patata non l’ho ancora provata ma è pur sempre una torta, no? Quindi potremmo far finta che sia buona.

Il romanzo è del 2017, uscito presso l’editore Astoria. Si tratta, pertanto, di uno scritto di recente fattura. Il primo elemento interessante è la sua ambientazione: London, 1946. La ricostruzione storica è fatta con grande attenzione e acribia scenografica. Ma che bellezza essere fiondati nell’Inghilterra di quegli anni: la ritualità del tè, le donne con l’immancabile rossetto rosso e il loro fascino austerity. Sono gli anni in cui la penna pacifica del poeta Basil Bunting non smette di scorrere. Ci sono, nel complesso, una serie di esperienze letterarie che verranno parcheggiate sotto la targa di “Late-modernism”. Esattamente l’anno prima, nel 1945, erano usciti i Four Quartets di T. S. Eliot, li avete presenti, vero?
Spuntano inoltre una serie di circoli letterari e la letteratura conosce una nuova fioritura: sempre meno scritti angustianti e neri dentro; non si scrive più per vomitare l’antracite sedimentato nella propria anima, ma per riappacificarsi con se stessi, per autochiarirsi. La guerra è da poco finita e la situazione è disastrosa; per fortuna la ripresa dell’Inghilterra è formidabile. Vengono prese una serie di iniziative che porteranno a quello che sarà chiamato “Welfare State”. Okay, la pianto con questo assolo storico-sociale, non l’ho fatto certo per riempire la pagina di “erudizionerie” ma perché il romanzo è fortemente vicino al substrat sociologico degli anni ’40.

Cosa succede in questo benedetto romanzo con contorno di patate? Ve lo dico in breve. C’è Dawsey Adams (literary man) a cui capita per le mani un libro che era appartenuto ad una certa Juliet Ashton. I due iniziano così una corrispondenza epistolare: una lettera per il signor Adams, monsieur, poi una lettera per la signorina Ashton, madame, e poi ancora una lettera per il signor Adams, monsieur e così via.
E qui direte “okay, niente di nuovo”. Ma è proprio su questo che vorrei soffermarmi, su quel “niente di nuovo”, sulle corrispondenze intellettuali. Ormai lo sapete qual è l’obiettivo di questa rubrica: dissotterrare un romanzo dei miei ‘già letti’ per osservarlo attraverso la lente multifocale del presente. Nel presente, innanzitutto, non esistono più carteggi. Le lettere sono a rischio di estinzione. Sarà che non ce la fanno più loro stesse, sono stanche di farsi viaggi transatlantici e chiedono all’unisono il pensionamento. Ma io non voglio sentire ragioni e ne chiedo fermamente la proroga. Starete sicuramente pensando che i messaggi scambiati sui social siano molto più veloci e pratici, magari quelli che si fanno alle storie di Instagram. Sì, sono indubitabilmente più veloci e pratici, ma non sono proprio la stessa cosa. Anche le email, tra l’altro, sono in una fase di “deterioramento virtuale progressivo”. Ma non è tanto il modo attraverso cui si entra in contatto con gli altri, quanto la predisposizione umorale e psicologica con cui lo si fa.
In questo romanzo lo scambio epistolare non è altro che un interludio di nobili intelletti, ora se un ragazzo scrive ad una ragazza “trovo interessante il tuo mondo interiore”, molto spesso quella ragazza tradurrà il messaggio in una boschereccia domanda: “Ti va di scopare?”. Il discorso vale anche al contrario, se una ragazza scrive ad un ragazzo “trovo interessante il tuo mondo interiore”, il ragazzo molto semplicemente penserà: “questa figlia di Maria la dà via facile”. Sarà che l’immediatezza di un messaggio, un po’ come la celerità con cui ti viene consegnato in mano il cibo in un fast food, sa di languore gastroesofageo, di fame chimica, della serie: “voglio ora i Chicken McNuggets che muoio dalla fame”. Una lettera invece inizia con l’intestazione, la formula di saluto, una sintesi di quello che si era detto nelle precedenti (visti i barbarici tempi di consegna) e solo dopo si introduce – attenzione, attenzione! – l’elemento nuovo. In questo modo due persone si aprono fra di loro lentamente e si ha, per tutto il tempo, la giusta idea che quella corrispondenza non sia altro che un’intesa intellettuale, i primordi del conoscersi. Anche perché, diciamocela tutta, conoscere una persona non è certo facile. Con i social si ha la sensazione che basti guardare la foto del profilo di lui o di lei e leggere (se c’è il tempo, ovvio) qualche post che pubblica per saperne Padre Figlio e Spirito Santo.

Ma continuiamo a parlare del romanzo adesso. Dopo non so quante lettere Dawsey arriva finalmente a rivelare alla ragazza di far parte di un Club letterario chiamato “Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”. Eccole qui le patate! Ora avete finalmente capito da quale cilindro le avevo tirate fuori. Juliet è affascinata già solo dal nome di questo Club (e non è da biasimare, il nome è incredibile) e inizia a scrivere agli altri membri. Miss Juliet si rende così conto che il club sia, probabilmente, la cosa più bella che le fosse capitata fino a quel momento. Perché è così, quando si parla con qualcuno qualcosa dovrà pure accadere, che cosa però non si può sapere a priori. Solitamente è qualcosa di buono, ad esempio una piacevole scoperta (come quella che fa Juliet). Una corrispondenza intellettuale è un miracolo che non accade tutti i giorni e che non necessita di laboriosi preparativi. È questione di sensitivity, di reattività agli stimoli esterni, prima di ogni altra cosa. Poi se ci sono delle affinità artistiche e letterarie allora c’è proprio tutto. Da lì parte qualcosa che è Tutto e Niente insieme. A quel punto anche se l’altra persona è dall’altra parte del mondo, o è intollerante al cioccolato (per me una delle più tristi sciagure) o, che so, non del tutto pronto/a ad iniziare una relazione sentimentale, be’, poco conta. Quel che si crea è l’abc di un rapporto umano, l’ossatura pachidermica del toi-et-moi, la più grande riserva naturale di potenzialità, per farla breve.
In fondo tutto ciò che di più vero ci possiamo regalare sono le parole, quelle sincere, quelle disinteressate, quelle senza doppi tripli quadrupli fini.

Non uscitevene ora che volete sapere come finisce il romanzo, perché mi sono stancato di dirvi in ogni articolo che non sarò io a spifferarvelo. Facciamo semmai che vi dico qualcosa che, da buon recensore di libri, non dovrei dirvi: del romanzo è stata anche fatta una trasposizione cinematografica (per la Netflix community). Mi permetto di consigliarvi di leggere il romanzo prima di vedere la pellicola, quasi per la stessa ragione per cui una lettera talvolta può essere più salutifera di un messaggio che è il riassunto del riassunto del riassunto di quello che avremmo potuto dire. Se fosse davvero così, a quest’ora ci sarebbero meno fraintendimenti e tante Juliet potrebbero mangiarsi, più in santa pace, le torte di bucce di patata di Guernsey.

Antonello Mortato

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Antonello Mortato

Responsabile categoria READING per Breakoff.it // scrittore & poeta // ama viaggiare e scrivere e/o scrivere viaggiando // nel tempo libero legge, suona la chitarra e si dà alla vita mondana // obiettivo: navigare in sogni illusoriamente irrealizzabili e trasformarli in realtà.

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