giovedì 23 Maggio 2019 - 20:31

Come ti ammazzo il bodyguard – Recensione

Come ti ammazzo il bodyguard è una action-comedy perfettamente divisa nei due generi. Quasi come se avessero preso un copione di un film con Liam Neeson e uno con Steve Carell mescolandoli come fa un croupier con un mazzo di carte.

Non è la parodia di un film d’azione ma nemmeno un action riempito di frasette umoristiche in stile Die Hard. Sta esattamente a metà in un equilibrio quasi perfetto. Da questo punto di vista Hughes fa un lavoro discreto e mediamente originale ma il risultato finale rimane ambivalente.

I contrasti stilistici che fanno di film come Kick-Ass dei piccoli gioielli cinematografici in questo caso non funzionano. Elementi e tematiche crude come il genocidio o attacchi terroristici simili a quelli veramente vissuti in Europa, associati a gag con suore, doppi sensi ed infiniti “Motherfucker!” strappa-risate si annientano vicendevolmente invece di potenziarsi.

Il titolo inoltre entra di diritto tra le peggiori traduzioni cinematografiche (anche se in cima alla classifica difficilmente verrà spodestato il classico “Se mi lasci ti cancello” di M. Gondry) in quanto fuorviante sia nella determinazione del genere che della trama. Forse anche i distributori non sapendo che pesci pigliare, hanno puntato ad un pubblico giovane in cerca di parodie, viste anche le citazioni in locandina e nel trailer di “The Bodyguard” con la Huston e Kostner non presenti poi nel film.

Girato tra Londra e Amsterdam, The Hitman’s Bodyguard tratta la storia di Michael Bryce (Ryan Reynolds), una guardia del corpo meticolosa ed infallibile fino a quando un suo prestigioso cliente viene ucciso sotto la sua tutela. Avvenimento che lo porterà al declino della propria vita professionale e privata. A causa di una serie di circostanze si troverà a fare la guardia del corpo di Darius Kincaid (S. L. Jackson), un sicario spietato che in passato ha cercato più volte di uccidere i suoi clienti e ultimo uomo rimasto in grado di testimoniare contro un ex presidente e genocida bielorusso che ha ormai fatto uccidere tutti i testimoni dei suoi crimini.

Il film scorre piacevolmente attraversando tutti gli stereotipi del “buddy movie” e degli action in generale ma grippando di tanto in tanto con elementi della trama malamente inseriti ed effetti speciali che si alternano tra l’ottima fattura e il b-movie.

Probabilmente la produzione travagliata di questo film ha fatto sì che molte cose nascessero quasi come superfetazioni aggiunte in corsa piuttosto che legate sin dall’inizio. Funziona bene la coppia Jackson-Reynolds nonostante sembrino parodie di loro stessi ma assolutamente sprecati sono i ruoli dati a Salma Hayek e Gary Oldman, poco approfonditi ed inseriti troppo debolmente nella trama.

Vengono anche affrontati, marginalmente, interessanti aspetti dicotomici dei personaggi su chi è veramente buono o cattivo, giusto o ingiusto e le loro posizioni morali nei confronti della vita, ma come detto in precedenza la volontà borderline della regia toglie forza a questi aspetti che si perdono nella leggerezza identitaria della storia.

In conclusione l’opera di Hughes risulta un film cacofonico sempre in bilico tra un blockbuster ed un film per la televisione. Un film che probabilmente sin dall’inizio non sapeva cosa voleva essere e che poteva avere alla base delle buone potenzialità.

Rimane comunque un buon prodotto di intrattenimento senza troppe pretese, magari da vedere al cinema nei giorni in cui è possibile sfruttare qualche offerta.

 

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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