domenica 19 agosto 2018 - 16:00

Chiamami col tuo nome – Recensione

C’è un tempo unico, unidirezionale, episodico, e un tempo secondario di ritorno, quello della memoria e del ricordo. Su questi due flussi in continuo scambio tra loro, lo scrittore statunitense André Aciman, nel suo romanzo intitolato “Chiamami col tuo nome” edito da Guanda nella versione Italiana, ci edifica una storia struggente ed equivoca tra due ragazzi; un diciassettenne di buona famiglia e vasta cultura, Elio Perlman, musicista e figlio di un professore universitario, e Oliver, ventiquattrenne statunitense, in visita in Italia per ultimare una tesi post dottorato. Il loro incontro, nella piena calura della riviera ligure degli anni Ottanta, è il tripudio della scoperta, di rivelazioni nuove e disperate che si schiudono e allo stesso tempo sconcertano per quel grado di verità che sottintendono.

La controra a bordo piscina a casa Perlman, trascorsa tra trascrizioni al pianoforte, letture classiche e corpi bollenti a risposo nel cicaleccio estivo, diventa partecipe di un’intesa tra i due a tratti travolgente e a tratti remissiva.  Il fascino che Oliver esercita sulla famiglia Perlman e sulle persone che gli orbitano attorno, coi suoi modi stridenti d’oltre oceano e la sua cultura, è un incanto inevitabile. È proprio Elio, infatti, il primo a esserne rapito. La sua attenzione è tutta per quel giovane ebreo statunitense che gli procura discrepanze, interrogativi e strane scariche di improvviso desiderio che fino a quel momento aveva taciuto.

 

Durante il suo soggiorno, Oliver semina dietro di sé piccole tracce, atteggiamenti che oscillano tra ambivalenza e lampante chiarezza di intenzioni, che Elio raccoglie diligentemente e hanno l’effetto di lasciarlo languire poi in una bolla asfissiante di smania e disincanto.

 

André Aciman ci regala una storia, in alcuni versi tradizionalmente romantica, – per quanto possa valere l’accezione tradizionale in un intreccio di genere come questo – che sembra restare immobile, sempre, senza virate eccezionali di sorta circa il flusso narrativo e i suoi nodi. Aciman ci pone sull’uscio degli eventi, esplorando le intimità della mente facendo attenzione ad addentrarsi con garbo nelle particolarità e nelle convenzioni della crudità della pelle nuda, esposta, di un amore non esclusivamente omosessuale. Non semplice parlar di libidine, insomma, ma un principio più profondo di interscambiabilità di corpi quanto mai simili. Il desiderio instancabile di trovarsi nella pelle dell’altro e viceversa, abitarlo. “Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio”.

 

La preziosità del racconto, tra le altre, sta nella fluidità del pensiero cosciente, elaborato con i metri giusti e la scrittura palpabile dell’autore, nelle elucubrazioni e nei voli pindarici del giovane Perlman che resta sconvolto dall’insondabilità del suo sentimento nei confronti di un ragazzo del suo stesso sesso, perennemente in subbuglio, in lotta con le sue pulsioni e le sue origini; una guerra combattuta nella carne più intima, nell’interno, per soffocare pressioni virili del corpo, teso ad amarne uno simile, o per rimanerne vittima.

 

Insomma, una lettura tra le più delicate e romantiche che travalica limiti anagrafici e di genere, per forza di cose, accessibile a tutti e di cui tutti dovremmo beneficiare.

 

Inoltre, per gli amanti dei multisala, dal 25 gennaio, la trasposizione cinematografica del romanzo, per la regia di Luca Guadagnino, è approdata anche in Italia dopo aver raccolto gli entusiasmi degli Stati Uniti e del Regno Unito. Un esordio in grande stile che è valso tre candidature al Golden Globe del 2018 e ben 4 candidature ai Premi Oscar.

 

Il film è stato accolto favorevolmente anche dalla critica nazionale che si è già espressa positivamente circa il lavoro di adattamento del regista, mostrando grande apprezzamento anche per la scelta degli attori ( Timothée Chalamet e Armie Hammer, candidati rispettivamente per miglior attore e miglior attore non protagonista) e delle musiche; nella pellicola compaiono anche canzoni di Loredana Bertè, Bach e Ravel.

 

 

Luca Calò

 

 

About The Author

Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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