venerdì 22 giugno 2018 - 20:48

Call of Duty: World War II – Recensione

Amato e odiato: Call of Duty smuove sempre centinaia di migliaia di giocatori al momento di ogni nuovo rilascio.

C’eravamo lasciati nel futuro di Infinite Warfare, non troppo digerito dai fan, probabilmente stanchi di armi e modalità di combattimento portate fin troppo all’estremo, più da fps arena che simulatore di guerra.

Era dunque necessario un tuffo nel passato, e Activision ci ha accontentato.

Siamo nei panni di Ronald Daniels, soldato di prima classe dell’esercito americano all’alba del D-Day con la Normandia all’orizzonte.

Il gioco infatti inizia proprio il 6 giugno del ‘44 e ci farà rivivere con fedeltà storica, episodi come la battaglia di Aquisgrana, l’Operazione Cobra e la battaglia della foresta di Hurtgen.

Avremo la possibilità di pilotare aerei, guidare carri armati e non mancheranno le missioni stealth. In questi casi dovremo dimenticarci delle armi da fuoco e lavorare di coltello restando ben nascosti.

Tante cose da fare quindi in questo nuovo CoD, in cui l’ia è sveglia e reattiva e ci punirà se resteremo esposti o faremo troppo baccano.

Vista l’ambientazione, WWII ci garantisce totale realismo: mettersi in copertura verso un riparo sarà la regola, e stavolta niente rigenerazione automatica della vita: solo medikit. Un colpo in fronte o una raffica di mitra e siamo al game over.

La sinergia tra commilitoni sarà la chiave per superare molte avversità. Essi potranno rifornirci di granate, fumogeni, kit di pronto soccorso e soprattutto munizioni.

Realismo anche qui: siamo nel 1945, le pallottole sono oggetti tanto rari quanto preziosi. Anche le armi sono quanto di meglio l’occhio e la soddisfazione di gioco possono chiedere

Nota assolutamente di merito per la parte grafica. Il motore spinge tantissimo, regalando paesaggi mozzafiato e una cura minuziosa dei dettagli. Tra una missione e l’altra non troviamo più la classica animazione briefing, bensì un vero e proprio filmato in cui potremo goderci le interazioni dei nostri beniamini fuori dal campo di battaglia.

Questo Call Of Duty infatti, per la prima volta, approfondisce molto la personalità dei personaggi e la loro storia.

Essi influiranno più di quanto si possa immaginare sullo sviluppo della trama, per quanto essa sia senza bivi narrativi e con un unico finale.

In conclusione, CoD non si è assolutamente snaturato con questo episodio, nel bene e nel male.

Si respira per tutto il gioco l’atmosfera della saga, con rimandi continui a missioni di altri titoli per come sono sviluppate e per le animazioni utilizzate. Alcuni momenti sono effettivamente prevedibili per un giocatore affezionato, ma è vero anche che Activision ci ha sempre abituato a veder morire personaggi, anche da noi manovrati, senza possibilità di appello e questo tiene sempre viva la suspance. Le innovazioni portate al sistema di gioco sono senza dubbio gradevoli e un passo avanti rispetto a ciò che era stato visto negli ultimi titoli, in quanto ci lasciano immersi in un fedele contesto storico aumentando gli espedienti di divertimento.

Daniele Cristellon & Denny Calamai

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Daniele

Responsabile categoria MUSIC per Breakoff.it // chitarrista & biker // pratica polemica a livello agonistico // inventore di barzellette opinabili // vive per tutto ciò che comprenda una chitarra

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