mercoledì 21 Agosto 2019 - 12:34

A Star is Born – Recensione

A Star is Born, è il terzo remake del film originale del 1937 dopo quelli del 1954 e 1976 con protagoniste femminili, rispettivamente, Judy Garland e Barbra Streisand. Ad evidenziare come la passione per i rifacimenti non sia semplice cosa recente ma una modalità quasi assiomatica e che proseguirà inevitabilmente negli anni futuri. Aspettiamoci quindi intorno al 2050 il quarto remake con la nuova stella in travaglio in queste ore.

Dopo alcune problematiche produttive venne scelto Bradley Cooper a dirigere, sceneggiare e recitare in questo grande classico della cinematografia e bisogna dire che, nonostante l’esordio nelle prime due competenze, se l’è cavata egregiamente. Anzi, forse addirittura meglio della sua prova attoriale, leggermente sopra le righe, dove ha calcato troppo la mano sullo stereotipo del personaggio ma che riesce a lasciare la giusta luce alla stella al suo fianco quale è la sorprendente Lady Gaga. Sorprendente lei nel recitare quanto lui nel cantare, in uno scambio di ruoli che ha reso più credibile e meno favolistico una classica sceneggiatura basata sull’ideale del sogno americano.

La storia prende subito forma con l’incontro tra Jackson Maine, cantante rock (vagamente ispirato ad Eddie Vedder) in decadenza con problemi di alcolismo e affetto da acufene, e Ally, una ragazza povera e frustrata sul lavoro, che sfoga la sua passione per la musica ed il canto in un night club a tema drag. I due si innamoreranno e lui troverà modo di darle la forza di salire su un vero palco a mostrare tutto il suo talento. Il decadimento di lui, in concomitanza all’ascesa di lei, trascineranno la loro storia verso un climax sempre più disperato dove l’amore prenderà forme sempre più importanti nel sostentamento del loro rapporto.

L’insicurezza recitativa, o per meglio dire, non impostata, della Germanotta la rende plausibile nel ruolo della ragazza acqua e sapone catapultata in uno star system nel quale invece dovrà solo essere sé stessa. Una delle poche maschere in cui ancora non l’avevamo vista, con la sua bellezza fuori dai classici canoni estetici (un po’ come fu anche per Barbra Streisand) ma che cattura l’attenzione ed esalta l’esplosività vocale ed artistica di un’immagine apparentemente insicura.

Cooper riempie la scena, alle volte eccessivamente, ma riesce a mantenere il film in un equilibrio tra i due protagonisti in maniera quasi perfetta. La sceneggiatura scorre fluida e le battute degli attori, le scene di riempimento o le immagini più dolorose vengono avvolte da un assordante silenzio in attesa dei momenti musicali del film a cui viene data la massima enfasi emotiva, sia nelle scene sul palco che nei vari provini. La musica è solo recitata, è solo “dal vivo” e non drammatica cornice a contorno dei due protagonisti.

In conclusione A Star is Born è un film meno banale di quello che si possa pensare. Se in Titanic la storia d’amore tra Jack e Rose, un po’ ovvia e stereotipata, serviva come fil rouge narrativo ed emotivo della vera storia protagonista quale era lo storico affondamento della nave più grande mai costruita, nel film di Cooper la logica si ribalta. Le vicissitudini artistico-lavorative sono il filo conduttore della vera storia in primo piano, ovvero l’amore tormentato tra problemi di dipendenze e gelosie professionali, tra ascese e discese, tra arte e dolore.

Un film emozionante e struggente, con una colonna sonora (scritta da Gaga e Cooper) di alto livello dove la bellissima Shallow insieme ad una magnifica sorpresa finale, fanno da protagoniste. Un film che vi porterà a riflettere sui rapporti, sui contrasti relazionali che possono sembrare insuperabili e su quanto l’amore possa essere motore delle cose migliori e risposta a tante domande che ci poniamo e a cui non crediamo di poter dare risposta.

 

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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