mercoledì 17 Luglio 2019 - 19:47

L’Aleph – Recensione

L’Aleph
Un labirinto di racconti

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Pubblicato per la prima volta nel 1949 a Buenos Aires, “L’Aleph” è una raccolta di diciassette racconti realizzata da Jorge Luis Borges, maestro della letteratura internazionale del ventesimo secolo. Dolore, pazzia, morte, tempo, sdoppiamento della personalità sono i temi che l’autore sviluppa nella sua raccolta. Gli unici strumenti che permettono al lettore di orientarsi sono le ripetizioni, le varianti e le simmetrie che organizzano la struttura e la sostanza dell’opera. Aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico e simbolo della divinità e armonia universale nella tradizione cabalistica. Borges ricorre a questo simbolo non solo per intitolare l’intera raccolta ma anche uno dei racconti. Dedicato a Estela Canto con cui ebbe una breve ma intensa storia d’amore, “Aleph” narra la storia di un luogo inusuale in grado di contenere ogni angolo del mondo. In “Zahir” Borges suppone che esista una parola indimenticabile dalla quale scaturisce il racconto in questione. Sinonimo di visibile in arabo, Zahir è uno dei novantanove nomi di Dio e specchio dell’universo e della storia dell’umanità. La scrittura di Dio, ambientata nel XVI secolo ai tempi della conquista del Guatemala, sviluppa la convinzione borgesiana che il mondo sia un linguaggio di cui l’uomo ha smarrito il codice. La visione di una ruota in cui si racchiudono fuoco e acqua permettono al mago Tzinacán, protagonista del racconto, di compiere l’unione con la divinità. Nei tre racconti citati, Borges presenta la sua visione del divino e dell’universo, descrivendo un mondo sospeso tra ordine e caos in cui l’unica speranza è riposta nell’esperienza dell’uomo.
La prima volta che lessi L’Aleph mi risultò così incomprensibile che mi ripromisi di aprire libro una volta terminata la sessione di esami. Mantenni la promessa ma la misi in pratica tre anni dopo giungendo alla conclusione che non esiste un’interpretazione univoca di questa opera, poichè ad ogni lettura si svela parte dell’universo simbolico costruito meticolosamente dall’autore argentino. Leggere L’Aleph comporta la perdita di un qualsiasi punto di vista che continuamente, se pur in maniera diversa, viene recuperato al termine di ogni racconto.

L’Aleph, Jorge Luis Borges
Edizione Adelphi 366, Milano 1998
Martina Antenore

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