mercoledì 20 febbraio 2019 - 10:49

5 polemiche seriali che forse non conoscevi

Amici breakoffers, dopo due lunghe ed intense settimane ritorna la vostra rubrica preferita (basta con ‘ste pernacchie!) dedicata al magico mondo dei telefilm. Periodo abbastanza proficuo questo per le serie tv, la pilot season e appena cominciata e molto presto ci saranno gli upfronts, ossia le serate evento in cui i vari network annunceranno i nuovi show che manderanno in onda il prossimo autunno. *

 

Ma bando alle ciance e ciancio alle bande, andiamo al clou del nostro articolo. È ormai cosa nota che i telefilm sono ormai considerati a pari livello delle grandi pellicole hollywoodiane, sono sempre di più i divi che decidono di cimentarsi in un progetto seriale, ultimo in ordine cronologico Brad Pitt per Netflix. E, proprio come le grandi pellicole, anche i nostri cari, vecchi, sicuri tv show a volte sono in grado di alzare dei polveroni che nemmeno Adinolfi tutte le volte che apre bocca, cioè sempre. Vediamo insieme gli episodi più clamorosi.

 

13 Reasons Why (Tredici)

Fresca fresca di rinnovo, la prima stagione della serie ha suscitato non poche polemiche in America, con alcune associazioni dei genitori che hanno accusato lo show di dipingere il suicidio come una cosa positiva, una soluzione ai problemi adolescenziali. Alcune scuole superiori hanno addirittura impedito che se ne parlasse in classe e nei corridoi, arrivando a mandare una lettera di avvertimento a tutti i genitori. I protagonisti dello show non hanno commentato direttamente le notizie, mentre Selena Gomez, produttrice esecutiva si è definita sorpresa poiché “lo show fa esattamente l’opposto. Insegna a comprendere e a capire la bellezza della vita”. Insomma, gli adolescenti Americani sono liberi di acquistare armi dopo aver compiuto sedici anni ma non di guardare un telefilm su Netflix. Che popolo di adorabili minchioni.

 

 

Homeland

Nel corso degli anni moltissimi critici hanno accusato lo show di essere bigotto e razzista, sostenendo che dipingesse i popoli musulmani in modo sbagliato e violento. In molti hanno sostenuto, inoltre, che le storie narrate fossero sempre a favore dei popoli occidentali, con i paesi orientali descritti sempre e solo come antagonisti. Guardando la serie, in effetti, molto spesso il ruolo dei villain è affidato a organizzazioni e/o criminali islamici. La principale interprete dello show, Claire Danes, ha difeso il lavoro di troupe e sceneggiatori sostenendo che il loro obiettivo fosse “descrivere la guerra tra popoli dal punto di vista americano e occidentale, giusto o sbagliato che sia.” Insomma, nonostante sia un piccolo gioiellino seriale, soprattutto le prime tre stagioni, gli americani sono i bravi e tutti gli altri no.

 

 

Sense 8

Più che il telefilm, per Sense 8 hanno fatto parlare soprattutto le sue creatrici, le sorelle Wachowski, che fine a qualche tempo fa erano i Fratelli Wachowski. Se Lana aveva ultimato la transizione già durante i primi anni 2000, il fratello Andy ha deciso di cominciare il percorso di transizione subito dopo la fine delle riprese della prima serie dello show Netflix, diventando a tutti gli effetti Lana. La notizia, tenuta segreta per molto tempo, è stata resa pubblica dalla stessa Lana, dopo che il Daily Mail gli aveva rivelato che avrebbe pubblicato la storia. In una lunga lettera pubblica, la regista scrive: “Quando vivi da transgender dichiarato è difficile nasconderti. Avevo bisogno di tempo, ma i giornali non me ne hanno lasciato. E allora: sì, sono una transgender, e sì, ho cambiato sesso”. Ovviamente le associazioni pro-famiglia americane hanno buttato fango sulle sorelle e su Sense8 chiedendo la cancellazione immediato in quanto di “forte stampo propagandistico”. Ovviamente Netflix ha beatamente ignorato le accuse e rinnovato la serie per una seconda stagione, ora in streaming. E, lasciatemelo sostenere, ancora più bella della prima pazzesca serie.

 

 

Shameless

Al termine delle riprese della settima stagione, l’attrice che interpreta il ruolo principale di Fiona Gallagher, Emmy Rossum, ha chiesto a Showtime di portare il suo salario al pari di quello di William H. Macy, che nello show interpreta suo padre Frank, in nome del fatto che il suo personaggio ha la stessa importanza nella narrazione, oltre ad avere più pose (e cioè presenza fisica nelle varie scene, anche in quelle in cui non è direttamente coinvolta). Lo stesso Macy si è dichiarato completamente d’accordo con la collega, sottolineando la mancanza di parità ad Hollywood. La battaglia di Emmy ha avuto buon fine: la rete non solo le ha aumentato il salario, ma anche rinnovato la serie per due stagioni offrendole l’opzione di dirigere degli episodi. Go girl!

 

 

E voi conoscete qualche polemicuzza telefilmica? Scrivetele nei commenti!

 

Vincenzo D’Angelo

About The Author

Vincenzo D'Angelo

Autore della rubrica Telefilmaholic per Breakoff.it // Studente di comunicazione e impiegato nel marketing // fa il cretino sul suo blog aspirantebiondo.it // "salto sul divano" è il suo sport preferito

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