mercoledì 20 marzo 2019 - 00:06

“Figlie di una nuova era” di Carmen Korn – Recensione


“Appartenevano a una generazione dannata, che aveva sopportato

ben due guerre mondiali. Dopo la prima erano stati riempiti di
buoni propositi, ma non erano riusciti ad evitarne una seconda.”

 

Quattro donne, quattro vite apparentemente lontanissime ed inconciliabili accomunate però da un destino comune, tutt’altro che semplice e felice. Di questo tratta il nuovo romanzo da poco uscito nelle librerie per la casa editrice Fazi editore, “Figlie di una nuova era” di Carmen Korn, il primo volume fino ad oggi tradotto di una trilogia già molto famosa e amata nella patria della sua scrittrice, la Germania.
Ed è proprio di questo che tratta il romanzo, di quello che lo stesso titolo anticipa, delle “figlie di una nuova era”, di donne che hanno visto con occhi di bambine gli orrori della Prima Guerra Mondiale e che, con gli occhi invece di adulte, si troveranno costrette a rivivere e ripercorrere quel destino doloroso con il secondo conflitto. Siamo nell’Amburgo degli anni 20’ e quando facciamo la loro conoscenza, le nostre quattro donne sono poco più che ragazze: Henny vive sola con una madre nevrotica e soffocante e coltivando il sogno di diventare una brava ostetrica, la sua migliore amica Käthe è uno spirito libero che spera di vedere realizzarsi la sua visione di una Germania comunista; poi c’è Lina, forte ed intraprendente, il cui carattere indipendente è stato forgiato dalla povertà e dalle privazioni che ha dovuto subire durante la Guerra, e infine Ida, cresciuta in un contesto sociale raffinato ed elegante, nascondendo dietro la sua apparente superficialità e civetteria un animo tutt’altro che condiscendente. Nonostante la loro distanza, psicologica e caratteriale, queste quattro protagoniste sono tutte accomunate da uno stesso incancellabile passato e, allo stesso tempo, dal medesimo destino inevitabile. Le loro vite sono state sconvolte durante la gioventù da lutti strazianti: a causa della guerra ognuna di loro ha perso qualcuno – o qualcosa – di fondamentale per loro: chi un padre, chi un fratello, chi una situazione economica agiata, chi la speranza di poter diventare ciò che non potrà mai essere. Le loro sofferenze, il loro dolore, le loro perdite personali e soggettive, finiranno con l’intrecciarsi in un legame inscindibile con quella che è la grande tragedia, il grande lutto collettivo e sociale del Nazismo, creando una connessione forte fra la sofferenza personale e la sofferenza storica.

Carmen Korn riesce, con grande semplicità, a dipingerci un quadro realistico e suggestivo della Germania dell’epoca; fin dalle prime pagine riusciamo a percepire il clima teso, di ansia e di preoccupazione generale che si respirava poco dopo la fine del primo conflitto. Con lo scorrere della lettura questo senso di angoscia si acuisce sempre più. La sensazione che qualcosa di terribile stia per accadere diventa sempre più evidente, riuscendo a creare un clima di vero e proprio ‘soffocamento emotivo’ nel lettore. Oltre alle grandi doti evocative e suggestive della scrittrice, Carmen Korn riesce inoltre con grande bravura a sottolineare il nuovo ruolo sociale che le donne riuscirono a conquistarsi in quel periodo storico; con una storia tutta al femminile diventa lampante la differenza che intercorre fra le nostre protagoniste e le generazioni di donne precedenti. Se un lato positivo la Guerra lo ha portato è stato proprio quello di permettere alle donne – in mancanza dei padri, dei mariti, dei fratelli al fronte – di lavorare, di svolgere quelle mansioni che per secoli erano sempre state appannaggio tipicamente maschile; le quattro donne riescono così a raggiungere un nuovo grado di indipendenza e libertà grazie proprio al loro rinnovato ruolo economico, sociale e anche politico.

Arrivando però alle note dolenti devo ammettere che questo primo volume della trilogia non mi ha lasciata soddisfatta appieno. Uno dei problemi maggiori che ho riscontrato nel romanzo è dovuto alle modalità di narrazione della scrittrice. Ci troviamo infatti davanti a un romanzo di tipo corale: i personaggi che intervengono nella storia sono moltissimi ma viene lasciato loro davvero poco spazio per parlare. La divisione in brevissimi paragrafi che sono narrati da un personaggio diverso ogni volta, se da un lato riesce a rendere un gran senso di movimento, velocità alla narrazione e aiuta a creare una visione collettiva delle sofferenze causate dalla guerra, dall’altro, questa coralità così gestita finisce per provocare un gran senso di smarrimento nel lettore, che si ritrova quasi soffocato dalla marea degli interventi di moltissimi personaggi. Questa tecnica narrativa finisce inoltre per impedire una più approfondita descrizione psicologica delle vere protagoniste del romanzo con cui, di conseguenza, diventa difficile riuscire ad empatizzare. C’è il rischio che più che protagoniste forti e dinamiche risultino delle macchiette, dei personaggi flebili e inconsistenti.
Nonostante tutto la scrittrice è comunque riuscita ad instillare in me la curiosità di come questa storia prosegua e sono più che certa che leggerò anche i seguiti della trilogia, sicura e speranzosa di trovarci una scrittura più forte e matura, libera da questi piccoli “nei” che non me l’hanno fatta apprezzare pienamente.

ABOUTH THE AUTHOR: Carmen Korn-Hubschmid, nata a Düsseldorf nel 1952, è scrittrice e giornalista, ha lavorato come caporedattrice per la celebre rivista settimanale tedesca ‘Stern’. Sposata con il giornalista Peter Christian Hubschmid, vive ad Amburgo insieme ai suoi due figli. Le opere da lei scritte sono svariate e abbracciano diversi generi, dai romanzi gialli ai thriller, dai saggi ai romanzi storici. La Trilogia che l’ha resa celebre è la “Jahrhundert-Trilogie”, pubblicata fra il 2016 e il 2018. Il primo volume in italiano della trilogia, “Figlie di una nuova era”, è stato pubblicato nell’Ottobre del 2018 dalla casa editrice Fazi.

Chiara Martini

About The Author

Chiara Martini

Lettrice accanita e onnivora // Accumulatrice seriale di libri // Laureata in Lettere Moderne // Se non leggo scrivo, se non scrivo parlo di libri // Il romanzo è per me forma artistica senza eguali

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